Emozioni e Colonna: Tensioni, Protezioni e Memorie Corporee
- Tiziana Radice
- 9 ore fa
- Tempo di lettura: 5 min
Possiamo definire la schiena come un archivio vivente: ogni tensione racconta un gesto trattenuto, ogni rigidità custodisce una storia, ogni dolore segnala un confine che chiede ascolto.
Il corpo ha una memoria e non dimentica le esperienze passate: rielabora, compensa e protegge e quando non può più farlo in silenzio, parla attraverso la schiena.

In questo articolo esploriamo come le emozioni si intrecciano con la colonna vertebrale, come le tensioni diventano protezioni e come le memorie corporee influenzano il nostro modo di muoverci, reagire e vivere.
E' doveroso premettere che se la gran parte dei dolori alla schiena può essere causato da mancanza di movimento e tono muscolare, da tensioni emotive che si trasformano in tensioni muscolari o posture ripetute, è sempre bene consultare uno specialista che ci indirizzi nel nostro percorso di cura e prevenzione.
L' intento di questi articoli non è dare strumenti per il “fai da te”, al contrario, stimolare una maggiore consapevolezza all'interno di un percorso già avviato di guarigione e prevenzione che comprende anche il movimento.
Questi articoli si rivolgono soprattutto a chi già pratica Yoga e Pilates e a chi si sta approcciando a queste discipline.
Questi articoli sono delle finestre di conoscenza aggiuntive che forniscono strumenti concreti per una pratica sempre più consapevole.
TENSIONI: QUANDO IL CORPO TRATTIENE CIO' CHE LA MENTE NON ELABORA
Le tensioni non sono errori, sono strategie.
Il corpo non sbaglia: trattiene per proteggere, per evitare il crollo, per guadagnare tempo.
Le tensioni muscolari non sono errori ma strategie di sopravvivenza.
Spesso non compaiono solo a chi si muove poco, ma emergono proprio quando iniziamo a muoverci, quando cambiamo intensità stile o livello di pratica.
E' normale che, avvicinandoci al movimento consapevole, emergano dolori.
Questi segnali non vanno ignorati, anche se può sembrare assurdo, sono informazioni preziose: vanno ascoltati.
CONSIDERAZIONI FONDAMENTALI PER UN LAVORO CONSAPEVOLE:
- Se è molto tempo che non ci muoviamo, è facile scoraggiarsi quando i primi dolori si fanno sentire.
- Il corpo, rimasto “in attesa” per anni, ci comunica tensioni appena lo risvegliamo.
-I dolori, la stanchezza e le rigidità iniziali non sono ostacoli, ma tappe del processo.
- Serve pazienza: rallentare, ridurre l'ampiezza dei movimenti, ripetere spesso.
- Non possiamo saltare fasi: dobbiamo accompagnare il corpo verso uno stato più attivo.
- Il processo è fatto di oscillazioni tra richiesta e risposta. Fidarsi del processo è parte dell'allenamento.
TENSIONI EMOTIVE E PRATICHE OLISTICHE
Muovendoci nelle discipline olistiche come Yoga e Pilates, andiamo a sperimentare il movimento su tutti i piani, anche quelli in cui il nostro corpo ha sviluppato una risposta protettiva per evitare l'idea di una decisione cosciente: forzare queste zone è controproducente, la pazienza, la costanza e soprattutto il non giudizio sono la chiave per comunicare al sistema nervoso che non c è più nulla da proteggere, che anche in quelle posizioni è al sicuro.
TENSIONI PSICOLOGICHE E COLONNA VERTEBRALE
Le tensioni emotive non espresse si rifugiano spesso nella colonna.
La loro manifestazione più comune è l'attivazione costante dei muscoli paravertebrali. Lo stress cronico, per esempio, mantiene questi muscoli in allerta, impedendone il rilascio; le paure non espresse portano alla contrazione del diaframma e a un irrigidimento lombare; responsabilità eccessive a chiusura dorsale e a “spalle che reggono il mondo”; i confini violati a rigidità tra le scapole; un autocontrollo eccessivo può portare immobilità del bacino e riduzione di fluidità.
Ogni tensione è un “no” che il corpo pronuncia quando la voce non riesce a farlo.
Il movimento consapevole può diventare un linguaggio di liberazione.
PROTEZIONI: IL CORPO COSTRUISCE ARMATURE INTELLIGENTI
Quando un' emozione è troppo intensa o troppo precoce, il corpo crea una protezione.
Queste protezioni possono essere:
MUSCOLARI
Contrazioni, rigidità e posture difensive
RESPIRATORIE
Apnee, respiro alto (si respira solo col torace), blocchi diaframmatici
PERCETTIVE
Riduzione della sensibilità in alcune zone
MOTORIE
Limitazione del movimento per evitare vulnerabilità.
Sono tutte strategie di sopravvivenza, non difetti.
Il problema nasce quando l'armatura resta anche quando la battaglia è finita: quando la situazione si stress è terminata e portiamo con noi le tensioni che ne derivano.
MEMORIE CORPOREE: CIO' CHE NON E' STATO DIGERITO RESTA NEL TESSUTO
Il corpo registra tutto: non come un archivio mentale, ma come un modello di tono, postura e reattività.
Le memorie corporee si manifestano attraverso:
Posture ricorrenti, dolori che ritornano in momenti emotivi specifici, reazioni automatiche come chiudersi, irrigidirsi o trattenere il respiro, difficoltà a rilassarsi anche in assenza di stress, emozioni “antiche” che emergono durante il movimento o il respiro.
Non sono fantasie, sono tracce neurofisiologiche, scritte nel sistema nervoso autonomo e nella fascia.
COME ASCOLTARE LA SCHIENA: UN METODO IN TRE PASSI
Un approccio integrato, permette di trasformare tensioni e memorie in consapevolezza.
Attraverso il movimento consapevole e l'ascolto del corpo, possiamo lavorare sulle tensioni, scioglierle attraverso il movimento e comprendere le emozioni che emergono durante la pratica, poiché corpo e mente sono estremamente connessi, dal corpo possiamo raggiungere la psiche.
Lo Yoga lavora in questo senso:
Con le Asana ci permette di esplorare il nostro corpo in tutti i piani di movimento, ci da la possibilità di ascoltare dove risiedono tensioni.
Stare per più respiri nelle posizioni ci da modo di osservare le emozioni che salgono e le resistenze che ci bloccano: prenderne coscienza è il primo passo per elaborarle e dare un messaggio di sicurezza al nostro corpo.
Spesso alcune Asana fanno emergere sensazioni: paura, malinconia, tristezza ecc. E' questo che bisogna osservare, accettare e senza giudicarci, ritornare a quel movimento ogni volta per comunicare al corpo, attraverso il respiro calmo e controllato, che non siamo più in una situazione di pericolo.
Nelle zone in cui il corpo ha sempre accumulato attivazioni per proteggersi da situazioni stressanti e tensioni per rimanere in allerta, diamo finalmente messaggi di calma e di passato pericolo.
1
OSSERVARE SENZA GIUDICARE
Osserva dove si localizza la tensione, quando compare, quale emozione la accompagna, come cambia con il respiro.
2 DARE SPAZIO
Movimenti lenti e circolari, respirazione diaframmatica, micro - mobilità della colonna, appoggi chiari e stabili
3
INTEGRARE
Collega la sensazione, emozione e gesto, restituisci al corpo la possibilità di scegliere e trasformare la protezione in presenza, è un lavoro che richiede costanza, ripetizione, tempo e volontà di introspezione.
La non costanza è una della “resistenze mentali” più diffusa e difficile da scogliere.
QUANDO LA SCHIENA SI LIBERA, CAMBIA TUTTO
Quando una tensione si scoglie, non si libera solo un muscolo: si libera un pezzo di storia.
Quando la protezione si ammorbidisce, torna la fiducia.
Quando una memoria si integra, il corpo smette di reagire e inizia a rispondere.
La schiena diventa di nuovo ciò che è sempre stata: un ponte tra radici e possibilità, tra passato e futuro, tra ciò che abbiamo vissuto e ciò che possiamo diventare.
CONCLUSIONE
Le emozioni nella schiena non sono un ostacolo: sono una guida.
Ci mostrano dove abbiamo trattenuto, dove abbiamo resistito, dove abbiamo protetto troppo.
E ci indicano anche la strada per tornare noi stessi, attraverso il movimento, il respiro e la presenza.




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