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La Frammentazione dell'Attenzione: Dal Rumore Interno all'Ascolto

  • Immagine del redattore: Tiziana Radice
    Tiziana Radice
  • 15 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 20 feb

QUANDO LA DENSITA' INTERNA SI SPEZZA IN MILLE MICRO - DIREZIONI

 

 

LA DENSITA' CHE NON RESTA FERMA 

 

La densità interna non è mai statica. 

Quando si accumula, sotto forma di stress, sovraccarico, iper-vigilanza, ansia, o semplicemente per abitudine, la densità non rimane compatta, la contrazione non è unica. Si frantuma, si disperde in diverse zone.

 

E' un processo quasi invisibile, perché ciò che percepiamo come “tensione” o  “chiusura” è spesso, in realtà, un insieme di micro-contrazioni sparse, ognuna con una sua direzione, una sua urgenza, una sua richiesta di controllo.

La densità non si limita a comprimere, disperde i pensieri, la concentrazione, l'attenzione, l'energia.


Sei uova in fila colorate di colori diversi: metafora della frammentazione dell'attenzione

 

 

IL CORPO COME UN CAMPO DI MICRO - INTERRUZIONI

 

Quando l'attenzione si frammenta, il corpo non riesce più a funzionare come un campo unico.

Diventa un mosaico di zone che si accendono e spengono, che si irrigidiscono e cedono, che trattengono e sfuggono, anche quando l'ambiente esterno non lo richiede: 

 

Il respiro si spezza in segmenti

 

La postura si organizza in compensi

 

Il movimento perde continuità 

 

La percezione diventa frammentata, a “pezzi” scollegati.

 

E' come se ogni parte del corpo iniziasse a “parlare” da sola, senza più un linguaggio comune, che direzioni e comunichi in modo chiaro all'organismo.

 

 

LA MENTE CHE SALTA, IL SENTIRE CHE SI INDEBOLISCE

 

La frammentazione dell'attenzione non è solo mentale.

E' un fenomeno somato - percettivo.

 

Quando l'attenzione si divide in troppe micro - direzioni:

 

- Non riusciamo più a sentire un gesto dall'inizio alla fine

 

- Perdiamo la capacità di restare e osservare le sensazioni per più di un istante, reagendo istintivamente

 

- Il corpo si muove “a scatti”, non in modo continuo e fluido

 

- Il sentire si riduce a segnali isolati, non a un campo coerente.

 

In poche parole, la mente salta perché il corpo salta.

Il corpo salta perché con l'attenzione frantumata, non ha informazioni di una direzione coerente.

 

 

LA FRAMMENTAZIONE COME STRATEGIA DI SOPRAVVIVENZA

 

E' importante riconoscere che questa frammentazione non è un errore.

E' una strategia intelligente che si sviluppa per proteggerci, quando la densità dei pensieri è troppa, la richiesta è eccessiva, la velocità è troppa e troppa è l'incertezza.

 

Frammentare l'attenzione permette di “non sentire tutto”, di ridurre l'impatto, di distribuire il carico.

Questa è una strategia molto utile in situazioni che richiedono questo tipo di reazione per affrontare determinate situazioni. 

 

Se dobbiamo scappare da un pericolo, per esempio: il corpo si attiva, il battito cardiaco aumenta, il respiro sale, l'adrenalina va in circolo, per permetterci di affrontare la fuga; il corpo risponde per prepararci alla fuga per la nostra sicurezza.

Ma ciò che ci protegge dovrebbe esaurire la sua funzione e ritornare in equilibrio terminata la necessità. 

Quando permane questo stato di attivazione o si innesca anche quando le situazioni non lo richiedo, o anche se non abbiamo la possibilità di “scappare” o “risolvere reagendo e affrontando”, ciò che ci protegge, finisce per separarci.

 

 

IL MOMENTO IN CUI PERDIAMO 

 

La frammentazione dell'attenzione è il punto esatto in cui non siamo più pienamente nel corpo, non siamo più pienamente nel gesto, non siamo più pienamente nel momento.

 

E' il luogo in cui perdiamo prima ancora di accorgercene. Non è drammatico, è umano, è quotidiano.

Non è benefico giudicarsi o forzare il controllo.

Riconoscere questi stati di attivazione è l'inizio per invertire il processo e aprire la porta alla possibilità di invertire il processo.

 

 

DAL RICONOSCIMENTO ALLA POSSIBILITA' DI APERTURA

 

La frammentazione non di “combatte”, si riconosce.

E nel momento in cui la riconosciamo, qualcosa cambia.

 

Il respiro trova un filo, il gesto ritrova direzione, il corpo torna a essere un luogo unico, l'attenzione smette di inseguire e inizia a raccogliersi.

Non si tratta di “concentrarsi di più”, ma di sentire di nuovo.

 

Le tecniche di respirazione utilizzate nello Yoga, Pranayama, sono l'esempio perfetto e lo strumento più utile per iniziare a riportare continuità e direzione al corpo. 

Il respiro è un sistema che possiamo rendere volontario, e che va a modulare anche battito cardiaco e gettito ormonale.

Il respiro canalizza anche l'attenzione, lo strumento che abbiamo a nostra disposizione per rimanere nel presente.

 

La percezione diventa quindi il ponte.

Lo spazio si apre non perché lo forziamo, ma perché smettiamo di disperderci.

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