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La Dolcezza nella Disciplina

  • Immagine del redattore: Tiziana Radice
    Tiziana Radice
  • 11 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 20 feb

Nel Tantra la disciplina non coincide con la rigidità, non è un insieme di regole da rispettare, né un esercizio di autocontrollo.

La disciplina, in questa tradizione, è la capacità di restare in continuità con ciò che accade dentro di noi.

E' un orientamento, non una costrizione.

 

Questa prospettiva permette di trasformare la pratica in un luogo di ascolto e non di performance.

La disciplina diventa un gesto di cura, un modo per tornare a sé con regolarità, senza giudizio e senza forzature.




 

 

PERCHE' LA DISCIPLINA NON E' RIGIDITA'

 

Nella visione tantrica la rigidità interrompe il contatto con l'esperienza. 

Quando ci irrigidiamo, perdiamo sensibilità, aumentiamo la pressione interna, reagendo invece di percepire.

La disciplina, invece, sostiene la continuità del sentire, non chiede di “essere forti”, ma di restare presenti a se stessi. 

E' un processo graduale che si costruisce attraverso piccoli ritorni, non attraverso sforzi estremi.

 

 

LA MORBIDEZZA INTELLIGENTE

 

La dolcezza non è un atteggiamento emotivo, ma una competenza percettiva. 

Significa imparare a modulare l'intensità del gesto, il ritmo del respiro, la qualità dell'attenzione.

 

Questa morbidezza è “intelligente” perché permette di riconoscere i segnali precoci di ansia e stress.

Quando il corpo non è costretto, può comunicare con più chiarezza e noi prossimo rispondere con più precisione.

 

 

LA CURA COME FORMA DI CONTINUITA'

 

Nel Tantra la disciplina si costruisce attraverso il ritorno, non attraverso la perfezione.

Ritornare al corpo e alla propria pratica di movimento, ritornare al respiro, ritornare alla sensazione presente, per non rimanere sempre nel passato o nel futuro. 

Il passato non esiste più, il futuro non esiste ancora.

 

Questi ritorni creano una continuità che stabilizza il sistema nervoso e riduce la sensazione di frammentazione tipica dell'ansia.

La cura non è un atto straordinario, ma una serie di micro - gesti ripetuti con sincerità.

 

 

DALLA PRATICA COME CONTROLLO ALLA PRATICA COME RELAZIONE

 

Molte pratiche corporee vengono vissute come tentativi di controllare la mente o le emozioni. 

Nel Tantra accade il contrario: la pratica diventa un luogo di relazione.

E relazione significa osservare senza correggere compulsivamente, accogliere senza subire il movimento, restare senza irrigidirsi.

 

Quando la pratica è relazione, la disciplina serve soprattutto a conoscerci, non a correggerci, eventualmente a migliorarci, con la consapevolezza che i miglioramenti e/o i frutti della disciplina saranno conseguenze di questa conoscenza e non obbiettivi prefissati che incombono nel nostro addome.

E' proprio questa prospettiva che riduce naturalmente l'intensità di ansia e stress.

La disciplina applicata alla pratica, qualunque essa sia, deve essere uno strumento al servizio del nostro benessere psico - fisico, un aiuto, un sostegno per farci affrontare la vita in modo più equilibrato, anche nei momenti più intensi.

 

 

PER CHI VIVE ANSIA E STRESS

 

Questa prospettiva è particolarmente utile per chi vive stati di allerta costante.

La dolcezza nella disciplina offre un modo per non sentirsi sopraffatti, un ritmo sostenibile, un contatto più stabile con il corpo, una pratica che non richiede forzature estreme come il silenzio forzato o l'immobilità.

 

E' un invito a costruire una relazione più ampia con se stessi, dove la disciplina non stringe ma sostiene.

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