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Dal Giudizio alla Contrazione: Come il Corpo perde Presenza

  • Immagine del redattore: Tiziana Radice
    Tiziana Radice
  • 16 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 20 feb


Giudizio non nasce nella mente, ma si deposita nel corpo.

Ogni volta che ci sentiamo valutati, osservati o "non abbastanza", qualcosa in noi si irrigidisce.

E' una micro-contrazione, spesso invisibile, che però modifica il modo in cui respiriamo, ci muoviamo o abitiamo lo spazio interno.


Questo articolo Dal Giudizio alla Contrazione, apre il Percorso La Pulsazione del Sé e ci accompagna a riconoscere il momento esatto in cui la presenza si restringe, così da poterla ritrovare.



Orologi a pendolo con catenella e a forma di gufo con occhi che osservano: simbolo di giudizio e della delicatezza dell'attenzione al presente


IL GIUDIZIO COME INTERRUZIONE DELLA PULSAZIONE


Nella tradizione tantrica, la vita è descritta come una pulsazione continua: Spanda, il movimento sottile tra espansione e ritorno.

Il giudizio interrompe questa pulsazione naturale, perché porta la nostra attenzione altrove, al risultato, alle aspettative altrui, a timori, confronti e potenziali errori; non siamo più nel momento presente.

Il Giudizio ci porta fuori dal ritmo naturale del corpo: invece di sentire, analizziamo, invece di respirare, tratteniamo, invece di muoverci ci irrigidiamo.


I segnali tipici sono: il respiro che sale verso il petto, la mandibola serrata, l'addome che si ritrae, le spalle che si avvicinano alle orecchie e lo sguardo che si restringe.


Sono risposte antiche, automatiche. Non c'è nulla da correggere, c'è solo da riconoscere.



LA CONTRAZIONE COME STRATEGIA DI PROTEZIONE


Quando il corpo percepisce il giudizio, interno o esterno, attiva una strategia di protezione: si fa piccolo.

E' un gesto primordiale, lo stesso che compiamo quando fa freddo o quando un rumore improvviso ci spaventa.


La contrazione non è un errore, è un messaggio.

Ci dice che stiamo cercando sicurezza, che abbiamo bisogno di spazio, che qualcosa in noi si sente esposto.


DOMANDA GUIDA: In quale parte del corpo sento che mi sto rimpicciolendo?



PERCHE' PERDIAMO PRESENZA


La presenza non è uno stato mentale, ma una qualità sensoriale.

Quando arriva il giudizio, l'attenzione si sposta dalla percezione al controllo.

E' in quel passaggio che perdiamo presenza: non perché non siamo capaci, ma perché il corpo sceglie la sopravvivenza, l'attenzione non è realmente nel momento presente e vero il nostro copro e ciò che stiamo facendo.


Tre dinamiche comuni:


Anticipazione: immaginiamo cosa penseranno gli altri


Comparazione: misuriamo il nostro valore


Autocritica: ci parliamo con durezza per prevenire il giudizio esterno


Tutte le tre portano a una contrazione che non è solo muscolare, ma percettiva.



RITROVARE IL FILO DELLA PULSAZIONE


La via d'uscita non è "pensare positivo", ma tornare al corpo.

La pulsazione naturale si riattiva quando sentiamo di trattenere e lasciamo che il respiro faccia il suo lavoro: aprire, chiudere, aprire di nuovo.



UNA PRATICA SEMPLICE PER RITORNARE PRESENTI


Inspira e lascia che il torace si espanda senza forzare


Espira e senti il ritorno naturale verso il centro


Ripeti tre volte, osservando se c'è un punto in cui il movimento si interrompe


Non devi cambiare nulla: devi solo ascoltare.



DALLA CONTRAZIONE ALLA CURIOSITA'


Ogni volta che riconosci una contrazione, spalle sollevate, respiro alto, mandibola contratta ecc... puoi trasformarla in una domanda:


Di cosa ho bisogno in questo momento per sentirmi più al sicuro?


Questa domanda apre spazio e possibilità di comprensione.

E lo spazio è il primo passo verso la presenza.



CONCLUSIONE


Il giudizio non è il nemico.

E' un campanello che ci mostra dove la nostra pulsazione si interrompe.

In questo primo articolo impariamo a vedere la contrazione non come un limite, ma come un invito, un punto da cui partire per ritrovare il ritmo naturale del corpo.


Il prossimo passo sarà esplorare Spanda, la pulsazione che scioglie il giudizio e ci riporta a una presenza più morbida e più vera.



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