Il Giudizio degli Altri: Come non Assorbirlo nel Corpo
- Tiziana Radice
- 17 feb
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 20 feb
Il giudizio degli altri entra nella mente e nel corpo.
A volte basta uno sguardo, un commento, un silenzio troppo lungo per farci contrarre.
Non perché siamo fragili, come spesso si pensa, ma perché siamo esseri relazionali: percepiamo, interpretiamo, risuoniamo.
In questo terzo articolo impariamo a riconoscere quando il corpo assorbe ciò che non gli appartiene e come ritrovare uno spazio interno che rimane nostro, anche in mezzo agli sguardi altrui.

PERCHE' IL GIUDIZIO DEGLI ALTRI CI TOCCA COSI' TANTO
Il corpo è come un radar: registra micro-segnali, toni di voce, posture e intenzioni.
Molto prima che la mente capisca razionalizzando, il corpo ha già reagito.
Ci sono principalmente tre motivi per cui il giudizio esterno ci attraversa così facilmente:
1 Siamo esseri relazionali, è come se in qualche modo fossimo programmati per appartenere e quando percepiamo l'esclusione, il sistema nervoso si sente in pericolo.
2 Il corpo cerca coerenza: se qualcuno ci guarda con disapprovazione, il corpo tenta di adattarsi.
3 La storia personale parla: vecchie ferite possono ampliare i nuovi segnali.
Non è debolezza, è biologia.
COME IL CORPO ASSORBE IL GIUDIZIO
Quando percepiamo valutazione o critica, il corpo attiva una risposta immediata:
il respiro si blocca, il petto si chiude, la gola si restringe, la pancia si ritrae, lo sguardo si abbassa e si irrigidisce.
E' un gesto antico, il corpo si protegge.
Ma questa protezione, se diventa automatica sempre, o rimane fissa nella postura, ci allontana da noi stessi.
LA DIFFERENZA TRA PERCEPIRE E ASSORBIRE
Percepire è naturale.
Assorbire è un'abitudine.
Percepire significa sentire qualcosa che arriva dall'esterno.
Assorbire significa prendere come nostro qualcosa che arriva dall'esterno.
Il passaggio tra i due avviene in un istante: quando smettiamo di sentire il corpo e iniziamo a credere alla narrazione altrui.
Il lavoro non è chiudersi, ma restare permeabili senza perdere il centro.
IL CORPO COME CONFINE MORBIDO
Non abbiamo bisogno di muri.
Abbiamo bisogno di confini vivi, sensibili, che respirano.
Un confine corporeo sano non respinge: filtra.
Filtrare è la capacità di sentire ciò che arriva senza lasciarlo depositare.
Tre qualità di un confine morbido:
PRESENZA - sono qui nel mio corpo
LENTEZZA - non reagisco subito
DISCERNIMENTO - sento cosa è mio e cosa no
Queste qualità non si costruiscono con la forza, ma con l'ascolto.
UNA PRATICA PER NON ASSORBIRE IL GIUDIZIO
Una pratica semplice, da fare in pochi secondi, anche in mezzo alle persone.
Porta l'attenzione ai piedi.
Senti il contatto con il suolo.
Inspira e e lascia che il torace si espanda, per sentire spazio.
Nota la sensazione che arriva dall'esterno, ma non analizzarla.
Chiediti: è mio o loro?
Il corpo lo sa sempre.
QUANDO IL GIUDIZIO DEGLIO ALTRI NON CI APPARTIENE
Non tutto ciò che percepiamo è diretto a noi.
A volte il giudizio parla della storia dell'altro, delle sue paure, delle sue aspettative, dei suoi limiti.
Riconoscerlo non significa giudicare a nostra volta.
Significa non farsi carico di ciò che non è nostro da portare.
CONCLUSIONE
Il giudizio degli non può essere evitato, ma può essere informato.
Non eliminato, non combattuto: trasformato in un'occasione per tornare al corpo, al respiro, al confine morbido che ci permette di restare presenti senza assorbire.
Nel prossimo capitolo entreremo nella parte più intima del percorso: la voce



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